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la raccolta antologica donata al Presidente Giorgio Napolitano e al Senato della Repubblica

 

Testi e Sillogi

Affreschi di Memoria - GENOVESE, PASQUALINA

Vengo da un altro universo - MINIO, GIOVANNI

La vita è forse un verso - MINIO, GIOVANNI

 

 

Poesie libere

ESTETICA POETICA
LA CANZONE DI BACCO

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'e certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non puon fare a Amor riparo,
se non genti rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovìnetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.


LORENZO IL MAGNIFICO dei MEDICI

 

 

L’ANGOLO DEGLI AUTORI

 

(DA LA VITA) GIOVANNI MINIO DI ROMA

La vita è forse un verso
Anni di piombo,
plumbeo questo mare,
mi vedo distrutto,
dal tutto,
dal tutto.
Il lutto di mio padre.
Plumbeo questo cielo
fatto di nubi oscure
fatto di mille paure.
Il mare è calmo
come il mio cuore
che più non sà
dove andare,
come muoversi.
Mi sento,
mi tormento,
mi interpreto
e mi domando
cos’è che penso?
Affondo nel piombo
di questo tramonto
e guardo stupito l’universo
la vita è forse un verso?

 

L’ora del tramonto di FRANCA CANFORA DI ROMA
 
E' già il tramonto
che incendia gli occhi
         e m'innamora.
Si stagliano timide le ombre
sull'indaco, sul viola,
        e nell'ultimo sole
stanno desideri appesi,
       quelli che sai, ma fingi
di non aver pensato mai.
Il tramonto è l'ora della resa
quando vorresti ancora luce
      e la rincorri folle e disperato,
come disperato è quel cercare
dolce e appassionato
uno scampolo d'amore,
e non importa come,
         e non importa dove,
per poi lasciarsi andare
bruciando come cera persa.
Poi la fiamma scema
perché arriva subito la  sera,
un passo breve contro il buio,
         ed è quel lasciare tutto
con la paura che non finisca mai.
 Un po' come la morte
che arriva piano, quasi dolce,
e nemmeno te ne accorgi
che t'ha già stretto
        ed è davvero notte.

 

(DA AL BAMBINO PERDUTO) ALFRED KELLYN PROIETTI FERRETTI DI LATINA

VOCE AMICA
“Qui dove il mare luccica
Davanti al Golfo di Sorrento”
una voce amica
esprime sentimento.
È la voce d’un tenore
affascinato da quelle note
punto gli occhi
verso il cielo,
un balcone invita
a far l’amore.
Nel caldo della sera
vibra lento il vento,
tra calde note
l’incantesimo
strega il cuore.

 

IMMAGINO O MADRE! di Alberto Cerbone di Napoli


I tuoi occhi soavi nella notte, immagino:
nelle pieghe dei macigni e delle rocce.
Il tuo sguardo sereno, immagino: nel momento
delle tue preoccupazioni, mentre il tuo giovanil aspetto
mi offre fiumi di pace. Il tuo sguardo fissa i miei occhi
carichi di domande importanti, mentre come un angelo
supplicano le tue dolci labbra. Una culla d’innocenza
e purezza, dove dorme un bimbo, viene dondolata
dalle tue instancabili mani. Fiori e lacrime mi offrono
i tuoi tristi occhi, e il tuo silenzio mi racconta fiabe infantili.
La soavità del tuo parlare è come una carezza e profumato
il tuo parlare come una rosa umida di rugiada.
Accanto a te, dimentico i miei pensieri e preoccupazioni,
che diventano un dolce sapore come il pane
della tua povera tavola. Nel cortile di casa, solitaria
sai tessere ansie e desideri con tenero amore.
Nella mia solitudine, o madre, sei il rifugio, dove il tuo
amore non può spegnersi neanche con un tornado.
Nelle pieghe morbide della tua mantella, sai nascondere
sciami di preghiere, campi di grano e giardini fioriti.
In una notte di paura, cullato sul tuo seno, torno
ad ascoltare, o madre, la tua dolce ninna nanna
ALBERTO CERBONE DI NAPOLI

 

NORMA di Vera Di Prima di Latina (tratto dal testo "The diary of my feelings"


In quel crepitio
dell’eco sordo
dell’infinito
vago peregrina
nelle visioni della mente
dove ti ritrovo
vita diletta.
Quando
la tristezza tace
ed il palpitar
dei ricordi
che mi avvinghiano
trovano pace
lì, sei sempre tu
Norma
in virgineo mantello

 

Un altro giorno di Stefano Sorcinelli di Fano


Un altro giorno
Tutto cambia
Tutto si trasforma
Tutto si rigenera
nella falsa cerimonia
che ci colse di sorpresa
nel giorno perfetto
per rinascere
per tornare a respirare
sui cornicioni della nostra storia
nei vicoli interrotti da catene
tra vene gonfie
e capelli intrecciati a cattivi pensieri
e vorrei rivederti
e vorrei riabbracciarti
ma non c’è più tempo
e la speranza è ormai sepolta
sotto il catrame dei cattivi ricordi
e da infinite lacrime
che come dardi di cristallo
ci hanno trafitto
e hanno disperso il nostro amore
in mille rivoli, affluenti di un fiume
che non porta più al mare
...
ma d’improvviso
negli occhi dei nostri figli
ti rivedo e il loro sorriso
mi riscalda come una tua carezza
antica ma mai del tutto sopita
... è Natale

 

PASQUALINA GENOVESE D’ORAZIO (da riflessioni suggestive) vestirò di nuvola - 27 gennaio

… poi al tramonto
tutto tace.

La paura è mia compagna
è lei che custodisce le mie ore
a lei affido i miei pensieri.

Il mio nome non ricordo.

La mia infanzia vola via
verso l’infame destino.

Sulle mie labbra
l’ultima Preghiera
che

vestirò di nuvola

 

“Le strade de Roma ” di Claudio Prili di Roma (tratto dal testo "Fior de Mughetto"

Nacque vicino a fontan dè Trevi,
‘na viuzza piccola fatta a bomboniera,
era ‘na pupetta coll’occhi grossi e neri
a Via delle Vergini, ma da magnà nun c’era.

Crebbe ‘n fretta e se n’accorse quer balordo
che a vent’anni je fece toje le carzette
pe metteje quelle a rete pe du sordi
a fà la vita a Via delle Zoccolette.

Er viso je sfiorì ‘n fretta pure troppo
e appena lo notò maldestro e mite
decise che tra tutti era er più allocco
e lo sposò de corsa a Via delle Convertite.

Pertanto caro amico che me stai a sentì
coll’occhi attenti e lo sguardo interessato,
a ‘sto punto nun poi più eccepì
che ogni via de Roma c’ià ‘n significato.

 

“Uomini” di ANTONIO CIERVO di Trento


Difficile è la vita
in questo mondo di immondizie morali
in questa era di cloni
dove ogni spirito è perso
nei meandri del nulla.
Dove Il tutto e il niente imperversa
Uomini alzatevi da quell’angolo buio
mentre sotto i piedi
la terra arde frenetica come fuoco
di stoppia
affacciatevi al mondo
e con gli occhi dell’anima
rimirate lo straordinario universo
e concedete il vostro amore a chi soffre.
Fermatevi uomini, fermatevi e ascoltate
ascoltate le parole portate dal vento
nell’immensità dell’universo
dove il fluire del tempo non ha tempo
fermatevi e ascoltate le parole del vento
che vi parla del suono del silenzio.
Ascoltate il respiro ferito dell’universo
ascoltate il grido delle anime
imprigionate nel torpore
dell’umana esistenza.
Ascoltate le parole della pioggia
che vi bagna la fronte
sentite l’energia cosmica
che pervade il vostro spirito.
Uomini fermatevi e ascoltate
prima che il tempo
senza tempo mostri il suo
divenire.